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Benefit Corporation, bilanciamento tra business e tutele

Benefit Corporation, bilanciamento tra business e tutele

Il modo di fare impresa sta cambiando e le aziende di oggi devono far coesistere le finalità economiche con gli interessi delle persone e dell’ambiente: solo così si può pensare ad un futuro sostenibile.

In uno scenario mondiale che conferma la sempre più stringente necessità di prendersi cura del nostro pianeta, molte sono le misure che sostengono il basso impatto ambientale come modello economico, e i nuovi strumenti per le aziende per confermarsi partner d’eccellenza in questo percorso verso la decarbonizzazione totale.

Le Società Benefit rappresentano un’evoluzione del concetto di azienda perché integrano nel proprio modello di business, insieme agli obiettivi di profitto, l’esplicito impegno ad operare in modo responsabile e sostenibile tutelando gli interessi degli stakeholder e dell’ambiente.

 

Europa e Cina lavorano alla decarbonizzazione

La Commissione europea è stata avanguardista proponendo un importante salto di qualità: non solo non ha interrotto il cammino del Green Deal, il grande piano economico e normativo per una Comunità più sostenibile, ma ha rivisto gli obiettivi di abbattimento della CO2 al 2030 (alzandoli al 55%) puntando alla neutralità carbonica entro il 2050. La lotta alla crisi climatica è diventata una chiave del modello economico europeo in grado di dare, a tutti i settori, competitività alle imprese.

L’intenzione del Parlamento Europeo è quella di rivedere ogni legge vigente in materia ambientale e di introdurre nuove norme sull’economia circolare, sulla ristrutturazione degli edifici, sulla biodiversità, sull’agricoltura e sull’innovazione.
Anche la Cina ha annunciato di voler raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2060.

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Italia eccellenza internazionale

Siamo il campione europeo nell’economia circolare e nell’efficienza dell’uso delle risorse. L’Italia, dice Eurostat (l’Ufficio statistico dell’Unione Europea), è in assoluto il Paese della Comunità con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti: 79%, il doppio rispetto alla media (solo il 39%) e ben superiore rispetto a tutti gli altri grandi Paesi europei (la Francia è al 56%, il Regno Unito al 50%, la Germania al 43%).

Non solo. Complessivamente, la sostituzione di materia seconda nell’economia italiana comporta un risparmio potenziale pari a 23 milioni di tonnellate di petrolio e a 63 milioni di tonnellate di CO2. Si tratta di valori equivalenti al 14,6% della domanda interna di energia e al 14,8% delle emissioni climalteranti (dato 2018).

 

Digital e finanza sposano il green

Le tecnologie digitali forniranno un ulteriore impulso alla circolarità e alla dematerializzazione dell’economia europea, consentendo di ridurre la dipendenza dalle materie prime estere.

Ci sono poi tendenze che travalicano i confini continentali. Nel 2019 il fotovoltaico ha avuto il primato per potenza aggiunta a livello mondiale: con ben 118 GW installati, il solare ha rappresentato quasi la metà dei 265 GW della nuova potenza elettrica. Le installazioni di impianti eolici si sono più che quadruplicate nella prima metà del 2020 rispetto al 2019 grazie al continuo calo dei costi e ai sussidi cinesi in materia, che termineranno alla fine del 2021.

 

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Un percorso green globale evidenziato anche dalla finanza. Le emissioni di green bond dell’area Euro hanno segnato un nuovo record nel 2019: 170 miliardi di euro, +50% rispetto all’anno precedente. E se si considera l’andamento degli indici osserviamo che nel 2019 i green bond hanno generato rendimenti del 7,4%, rispetto al 6% delle obbligazioni ordinarie.

 

Business e tutele, non solo ambientali

Parlando di business e tutele ambientali, l’Italia si è dimostrata reattiva e all’avanguardia rispetto al tema delle Benefit Corporation: è stata infatti il primo paese nel 2016, al di fuori degli Stati Uniti, a normare il settore per consentire a imprenditori, manager, azionisti e investitori di proteggere lo scopo di profitto dei marchi e distinguersi sul mercato rispetto a tutte le altre forme societarie.

Un numero sempre maggiore di aziende stanno infatti modificando i loro statuti includendo nell’esercizio dell’attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, finalità di beneficio comune. Con la mission di operare in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni e portatori di interesse.

Queste finalità sono inserite a pieno titolo nell’oggetto sociale dell’azienda e devono essere perseguite cercando di volta in volta di bilanciare l’interesse dei soci con quello di tutte le altre persone e realtà coinvolte.

 

Florim, ben oltre il Bilancio di Sostenibilità

Tra le aziende che hanno compreso la forza delle Benefit Corporation vi è anche Florim che, in linea con il modello di business delle Società Benefit (SB), ha quindi modificato il proprio statuto e il proprio nome, divenendo Florim S.p.A. SB.

Dopo aver per molti anni perseguito obiettivi di trasparenza, tutela delle persone e del territorio in cui opera, la società di Fiorano Modenese ha voluto andare oltre l’annuale attestazione delle azioni messe in campo, che vengono certificate dal bilancio di sostenibilità (alla sua dodicesima edizione). Il 19 marzo 2020 è stato inserito nell’oggetto sociale – e quindi assegnando responsabilità al proprio management – il proposito di operare con l’impegno costante nell’innovazione continua verso la sostenibilità dei processi e degli impatti ambientali di tutte le pratiche aziendali.

Questo comporta anche l’adozione di criteri di prevenzione dell’inquinamento anche attraverso la realizzazione di ulteriori interventi di risparmio e di efficienza energetica. Non meno importante sarà la promozione di un ambiente di lavoro positivo ed inclusivo tra i collaboratori, tutelandone i diritti e i doveri, la sicurezza, la formazione e la valorizzazione, compresa l’adozione di misure concrete di welfare aziendale. L’impegno di Florim è concreto, fatto di attività reali finalizzate al bene della comunità locale, delle persone e dell’ambiente.

 

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Sede di Florim a Fiorano Modenese (MO)

I numeri verdi di Florim

  • 64.000 m2 di pannelli fotovoltaici;
  • 2 impianti di cogenerazione;
  • 12.452 tonnellate di CO2 non emessa (2012-2019);
  • 96,5 GW di energia autoprodotta;
  • 100% riciclo delle acque reflue;
  • 100% recupero degli scarti crudi industriali;
  • fino al 100% di energia elettrica autoprodotta sul totale consumato;
  • prodotti realizzati con oltre il 90% di materie prime naturali e mediamente il 26% di materiale riciclato;
  • fino al 70% di materiale riciclato nei prodotti outdoor in 2cm di spessore;
  • Oltre 20 certificazioni internazionali di prodotto e numerose certificazioni di processo.

Florim è stata la prima ceramica al mondo ad ottenere la certificazione UNI EN ISO 50001 per l’attenta politica di gestione energetica. A questa si aggiungono la UNI EN ISO 14001 per la gestione ambientale, la certificazione del sistema di gestione della qualità ISO 9001, la certificazione per la sicurezza sul lavoro 45001 e la certificazione sull’affidabilità doganale AEO. Florim ha inoltre aderito all’EPD (Environmental Product Declaration) settoriale, certificazione internazionale che misura l’impatto ambientale dei diversi prodotti, lungo l’intero ciclo di vita.

 

Sul fronte dei suoi impianti produttivi, la recente fabbrica 4.0 di Fiorano Modenese si inserisce tra i pochissimi edifici industriali certificati in classe A++++ in Italia (risultato confermato dai tecnici della Regione Emilia-Romagna).

 

 

Questi i temi e le azioni che fanno di un’azienda il riferimento del mercato e l’interlocutore adeguato per chi voglia operare in un sistema etico e virtuoso, in qualsiasi punto della filiera – dal progetto al facility – dell’architettura.

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